Tajani conferma la linea di Meloni: “Nessun soldato italiano su territorio di Kiev”. Oggi il vertice a Parigi

"La Russia deve decidere se vuole la pace oppure no", ha tuonato il titolare della Farnesina, nel corso di un intervento alla Camera, aggiungendo che questa dovrà anche dimostrare di voler portare avanti il percorso verso la tregua in quanto al momento Kiev ha accettato i piani per la pacificazione

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Non è prevista alcuna partecipazione nazionale ad un’eventuale forza militare sul terreno in Ucraina“, ha ribadito il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso del suo intervento alla Camera dei deputati in occasione dell’esame congiunto della Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali per l’anno 2025.

Medio Oriente, Ucraina, Libano e Mar Rosso, sono i quattro fronti su cui l’Italia è impegnata a livello politico e di sostegno sociale in un momento di forti tensioni. L’obiettivo del Paese, secondo le parole del vicepremier, è quello di ricostruire garanzie di sicurezza solide ed efficaci per questi territori, riuscendo quindi a ridurre anche le problematiche legate al contesto euroatlantico.

Un obiettivo non semplice da raggiungere, su cui si continua a lavorare, cercando di non modificare eccessivamente le posizioni del nostro Paese. Per quanto riguarda il contesto ucraino, quello più vicino all’Italia e al momento più teso, Tajani ha ricordato la centralità della Conferenza sulla ricostruzione che Roma ospiterà il prossimo luglio. “Un trampolino per la pace“, l’ha definita il vicepremier, sottolineando gli immensi sforzi che si stanno compiendo in questo momento anche alla luce della mediazione statunitense sul campo.

Tajani: “La Russia deve dimostrare che vuole la pace”

A poche ore dal vertice di Parigi, dove Meloni discuterà con la coalizione dei volenterosi la questione della difesa europea e dell’invio di truppe di peacekeeping in Ucraina, il ministro degli Esteri ha chiarito che ad oggi Kiev ha già accettato le intese per la pacificazione del suo territorio, per cui ora resta da comprendere quali saranno i prossimi passi di Mosca.

La Russia deve decidere se vuole la pace oppure no“, ha tuonato il titolare della Farnesina, aggiungendo che questa dovrà anche dimostrare di voler portare avanti il percorso verso la tregua. Per quanto riguarda, invece, il post pacificazione, Tajani ha ribadito la posizione più volte espressa dal Presidente del Consiglio: “Le garanzie di sicurezza a Kiev si baseranno anche su un modello che in parte possa ricalcare quanto previsto dall’articolo 5 del Trattato di Washington“, ha spiegato il vicepremier, chiarendo che questa possibilità starebbe attirando sempre più interesse a livello europeo.

Trattando poi del piano di riarmo europeo, Tajani ha voluto ribadire che spendere risorse in questo senso non equivale ad essere “guerrafondai“. Un tentativo di rispondere alla accuse durissime dei due partiti che in Italia hanno assunto posizioni ultrapacifiste, M5S e Lega, che continuano a dichiararsi profondamente contrari ad ogni piano che possa in qualche modo sottintendere un futuro ed eventuale conflitto.

Tajani e la posizione dell’Italia sugli altri conflitti

In Medio Oriente, dove la tregua tra Israele e Hamas si è interrotta due settimane fa, l’obiettivo resta quello del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, al fine di evitare la compromissione dei delicati progressi di rilascio degli ostaggi e la piena ripresa delle consegne di aiuti umanitari. “Al momento è essenziale tornare al dialogo e passare alla seconda fase dell’accordo sul cessate il fuoco“, ha spiegato Tajani, aggiungendo di ritenere che la missione Aspides nel Mar Rosso continua a rivestire un ruolo strategico, ovvero la difesa delle navi mercantili da eventuali minacce.

La considero un primo passo verso la difesa europea“, ha spiegato il ministro con un certo orgoglio. Nel corso del suo intervento, poi, sono state affrontate anche le questioni legate al Libano, dove la tensione sembra ogni giorno più alta. “Tutte le parti devono rispettare i loro impegni così da non perdere l’opportunità di continuare il lavoro di consolidamento delle istituzioni nazionali“. Rimanendo in tema di passaggi di governo, Tajani ha anche chiarito che la transizione in Siria si sta dimostrando un “processo complesso” e per questo è sempre più necessario sostenere le autorità di Damasco ed esortarle a mantenere gli impegni presi.

L’Italia, quindi, continua a sostenere in prima linea gli sforzi di questi Paesi protesi alla pacificazione, nella consapevolezza che finché non sarà possibile avviare negoziati diretti tra le parti interessate, l’Ue continuerà a svolgere un ruolo marginale, superata da potenze più forti e al momento maggiormente attrezzate.

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