I due fuochi tra cui si trova Giorgia Meloni sembrano essere più scoppiettanti che mai. Il Presidente del Consiglio è inserita ormai da mesi al centro di un quadro geopolitico che ai suoi estremi ha due figure di spicco, diametralmente contrapposte ma in qualche modo cruciali per la sopravvivenza e il benessere dell’Italia. Donald Trump e Ursula Von der Leyen vestono i panni dei due maggiori alleati del nostro Paese e in quanto tali risultano fondamentali le relazioni che il premier è riuscita a costruire con essi.
La difficoltà attuale, però, riguarda la capacità del primo ministro di riuscire a mantenere inalterati questi rapporti, senza strappare da un lato o dall’altro e al contempo mantenendo alti i consensi in Italia. Questi obiettivi, al momento, sarebbero piuttosto lontani. Per la prima volta dall’inizio del nuovo anno il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, ha registrato un consenso di poco inferiore al 30%. Un crollo minimo che però potrebbe essere il sintomo della rabbia del popolo per l’immobilismo del governo e per la confusione derivante dalla crisi dei dazi e dal possibile riarmo dell’Unione europea.
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Di fronte a questa consapevolezza Meloni sembrerebbe pronta a reagire, anche a costo di mettere in pericolo i rapporti tra l’Unione europea e l’Italia. L’ipotesi su cui Palazzo Chigi e i diplomatici starebbero riflettendo riguarda un possibile viaggio del premier a Washington per incontrare Donald Trump e discutere di alcune questioni cruciali, compresi i dazi. In che modo però questa mossa si inserirebbe nei rapporti con l’Ue? Meloni andrebbe come rappresentante degli interessi italiani o europei? Sono queste le domande che si pongono i vertici di Bruxelles, mentre di attende la conferma di questo ipotetico viaggio.
I pericoli di un viaggio di Meloni a Bruxelles
La speranza del premier era quella di partire subito dopo il vertice straordinario del Consiglio europeo che avrebbe dovuto svolgersi l’8 aprile. L’Ue ha però preso tempo ed ora sembra che i giorni scelti da Palazzo Chigi siano quelli tra il 14 e il 17 aprile, ovvero prima di Pasqua e soprattutto prima della visita del vicepresidente JD Vance in Italia. Proprio l’arrivo del numero 2 della Casa Bianca potrebbe creare qualche scompiglio nei piani di Meloni, in quanto un primo incontro ufficiale con un vicepresidente rischierebbe di abbassare le aspettative sulle capacità italiane.
Il viaggio a Washington di Meloni, quindi, svolgerebbe molteplici funzioni e al contempo andrebbe incontro a numerosi problemi. Innanzitutto, c’è il pericolo che la visita del Presidente del Consiglio coincida con l’entrata in vigore delle possibili contromisure europee contro i dazi. In quel caso, la posizione di Meloni al fianco di Trump sarebbe piuttosto scomoda e potrebbe essere utilizzata per sostenere una frattura all’interno dell’Ue.
La testata inglese Financial Times ha cercato di riassumere la questione, sostenendo che il premier italiano dovrebbe decidere da che parte stare, così da rendere il processo di risposta a Trump più semplice. Al momento infatti esiste anche il pericolo che uno dei piani dell’Unione europea possa essere inattuabile proprio a causa della contrarietà dell’Italia e di alcuni altri Paesi. Si tratta del cosiddetto “bazooka commerciale“, cioè lo strumento anti-coercizione da attuare contro i dazi Usa.
L’Europa starebbe infatti prendendo in considerazione alcune azioni che dovrebbero mettere in difficoltà gli Usa, come la revoca dell’esercizio dei diritti di proprietà intellettuale per alcuni servizi digitali e contromisure economiche e finanziarie. Un pacchetto che potrebbe essere bloccato dalla contrarietà di un piccolo gruppo di Paesi, tra cui il più grande sarebbe proprio l’Italia. Meloni vorrebbe infatti evitare di rispondere apertamente agli attacchi di Trump, preferendo invece le negoziazioni con il diretto interessato.
Inoltre, proprio queste trattative potrebbero aiutare Meloni a raggiungere alcuni dei suoi obiettivi, tra cui la possibile eliminazione del Green Deal europeo che affosserebbe il mercato dell’auto elettrica cinese, dando maggiore spazio al motore endotermico Usa o prodotto in sinergia con l’Ue. In questo modo, poi, la speranza del premier è che le sue mosse a favore dell’Europa ma allineate con gli Usa possano rialzare i consensi del suo partito, attualmente blindato, ma pur sempre intenzionato a vincere anche le elezioni politiche del 2027.
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