Il principio di sussidiarietà in ogni sua forma è cruciale per il mantenimento di una democrazia in salute e, in quanto tale, deve essere rispettato, rafforzato e protetto dalle minacce della concentrazione dei poteri e della prevalenza di un potere sull’altro. In breve, è questo il messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato alla politica italiana e, in generale a quella occidentale.
Di fronte ad un principio che ha avuto una storia lunga tanto quanto l’evoluzione repubblicana del nostro Paese, l’Italia deve essere in grado di rispondere alle spinte esterne che lo mettono in difficoltà, ricordando come queste stesse norme siano fondamentali per la costruzione di una comunità efficiente e soprattutto rispettosa dei principi democratici.
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Nel corso di un incontro con il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini, al Quirinale, Mattarella ha voluto ripercorrere i valori e le sicurezze che il principio di sussidiarietà porta con sé, evidenziando i pericoli che la sua eliminazione potrebbe far vivere al nostro Paese. L’obiettivo attuale dell’Italia, quindi, deve essere quello di procedere con un “irrobustimento” di questa norma, per evitare che vengano introdotti “arbitrari criteri gerarchici” che favorirebbero la separazione dei poteri della società o “una concentrazione dei poteri” che non farebbero altro che indebolire la nostra democrazia.
Mattarella: “Nel vivo della società la sussidiarietà trova le sue radici più profonde”
Troppo spesso, infatti, viene dimenticata l’importanza di un principio che svolge un ruolo cardine all’interno della vita del Paese, in quanto stabilisce i rapporti tra cittadini e istituzioni, costruendo una comunità che insieme concorre per il raggiungimento dell’interesse comune. Il principio è stato inserito in Costituzione nel 2001, dopo un percorso di maturazione piuttosto lungo e, ancora oggi, rappresenta “uno dei vettori del nostro percorso“, come sottolineato da Mattarella.
L’impianto della Carta costituzionale, infatti, colloca al centro dell’azione della Repubblica la dignità della persona e non la ragione di Stato. Proprio per questo, secondo il capo dello Stato, sia la sussidiarietà orizzontale, ovvero quella che promuove la collaborazione tra cittadini e istituzioni, sia quella verticale, che stabilisce in che modo allocare le funzioni amministrative tra i diversi livelli di governo, sono “pienamente dentro il disegno costituzionale, anzi ne sono una sua esplicazione“.
Senza queste due norme, quindi, il rischio è che si giunga alla concentrazione dei poteri in un’unica figura o in poche, mettendo quindi a rischio la democrazia su cui si fonda la nostra Nazione. “È nel vivo della società che la sussidiarietà trova la sua radice più profonda“, ha infatti spiegato Mattarella, ricordando come questo principio si strettamente connesso sia con la libertà degli individui sia con la solidarietà tra le comunità in cui i cittadini vivono. In questo senso, il capo dello Stato ha voluto ricordare che lo spazio pubblico non dovrebbe essere caratterizzato tra polarizzazioni, soprattutto se queste si inseriscono nel rapporto tra le istituzioni e il singolo individuo.
Mattarella: “Va ritrovata la cultura del ‘noi'”
“Per affrontare le sfide locali come quelle nazionali, come quelle globali, è indispensabile rilanciare la cultura che viene espressa dal ‘noi’“, ha esortato il Presidente, ricordando come la sussidiarietà sia un concetto che gli Stati stessi devono coltivare, nella consapevolezza che si tratta di una espressione e di una garanzia di libertà per i cittadini e i corpi sociali che insieme collaborano all’interesse generale e che, così facendo, permettono il mantenimento e il miglioramento dei valori di umanità e corresponsabilità che sono alla base del modello sociale europeo.
Il discorso del Capo dello Stato si è concluso con un avvertimento, necessario ad evitare che l’Italia ricada nelle “pretese di massificazione delle ideologie autoritarie del ‘900“, che non avrebbero portato ad altro se non all’oppressione di un uomo su un suo simile, e alla prevalenza di un potere sull’altro, in particolare di quello finanziario su tutti gli altri.
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