Lega, 34 anni di vivaci Congressi

Lacrime, invettive, gelosie ma anche affetto, baci e abbracci: i Congressi della Lega, che hanno tracciato la lunga storia del partito lanciato nel 1989 da Umberto Bossi, si contraddistinguono nella loro tipica febbricitante atmosfera

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Al via domani il primo congresso federale della Lega Salvini Premier. Il partito fondato dall’attuale vicepremier Matteo Salvini e nato per sigillare la svolta nazionale e sovranista avviata a partire dal dicembre 2013, ovvero da quando a Torino prese le redini del movimento ‘nordista’ creato da Umberto Bossi nel 1991.

E così alla Fortezza da Basso di Firenze, l’assise programmatica ed elettiva vedrà il leader del Carroccio a scanso d’equivoci come unico candidato alla segreteria. Dunque, domenica, mentre Salvini attende la sua rielezione per acclamazione, si prospetta il voto sul nuovo Consiglio federale, aperto anche alle regioni del Sud. Nella giornata di sabato, passerà al vaglio con conseguente approvazione lo statuto del partito.

Il 14 dicembre del 2017, quindi alla vigilia delle elezioni politiche del 2018, un notaio milanese ha sigillato la registrazione dell’atto partorendo la Lega Salvini Premier. Un nome che non lascia spazio alle interpretazioni in fatto di obiettivi del Carroccio in quella tornata elettorale, ovvero consacrare il capo leghista a Palazzo Chigi. Una finalità tanto ambiziosa quanto mai raggiunta, almeno per ora, ma che innescò la scintilla dei consensi boom della Lega firmata Salvini: 17% alle politiche che portarono alla conseguente formazione del governo con il Movimento 5 Stelle con Giuseppe Conte nelle vesti di Presidente del Consiglio, oltre al 34% alle Europee del 2019.

Da quei lontani giorni di 6 anni fa, il mandato del segretario che in teoria dovrebbe avere la durata di tre anni, è sempre stato prorogato ad oltranza senza che nessuno sentisse il bisogno fisiologico di convocare un congresso. Ma il partito lanciato nel dicembre del 1989 da Umberto Bossi, ha una peculiarità che si rispecchia nei suoi numerosi congressifolcloristici” e che hanno segnato le varie fasi della lunga storia del Carroccio tra affondi, lacrime, risse, baci e abbracci.

Partendo dalle origini, all’Hotel Ripamonti di Pieve Emanuele, in provincia di Milano, dall’8 al 10 febbraio del 1991 si è celebrato il congresso fondativo della Lega Nord, in cui si approva all’unanimità il progetto bossiano al congresso della Lega lombarda di Segrate e che prevede la creazione della “potentissima”. Si tratta di un movimento che avrebbe riunito le realtà autonomiste di Liga veneta, Piemont autonomista, Union ligure, Lega emiliano-romagnola e Alleanza toscana.

Tre anni dopo, l’assise ratifica l’alleanza con una Forza Italia nuova di zecca di Silvio Berlusconi. Un progetto che guardava alle prossime politiche e che fissava tra le priorità del movimento l’attuazione del federalismo. Il 4, 5 6 febbraio del 1994 rimasero celebri per l’intervento di Gianfranco Miglio, senatore della Repubblica dal ’90 al ’94 eletto come indipendente nelle liste della Lega Nord-Lega Lombarda e che lavorò per il partito con l’intento di farne un’autentica forza di cambiamento. Ma ben presto arrivò il dissenso di Miglio nei confronti di Bossi che preferiva seguire una politica di contrattazione con lo stato centrale che mirasse al rafforzamento delle autonomie regionali.

Tale disaccordo si acuì dopo le elezioni politiche del ’94, dove Miglio fu rieletto al Senato, quando il professore si disse non d’accordo sia ad allearsi con Forza Italia, sia a entrare nel primo governo Berlusconi. Soprattutto Miglio non gradì che per il ruolo di ministro delle Riforme istituzionali fosse stato scelto Francesco Speroni al suo posto. E così al congresso il senatore leghista intervenne levandosi qualche sassolino dalla scarpa: “Quando un cane ha troppi parassiti, muore, così farà lo Stato italiano“.

Il congresso straordinario del ’95, tenutosi al Palatrussardi di Milano, è il congresso della frattura con Roberto Maroni. In disaccordo con la linea tracciata dal senatur Bossi, l’ex ministro dell’Interno, che avrebbe voluto proseguire l’esperienza di governo, annuncia le sue dimissioni da parlamentare, ma decide di non lasciare il movimento. Maroni è duramente contestato.

Il congresso si apre con il messaggio augurale del presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Rimane negli annali l’intervento di Massimo D’Alema, all’epoca segretario del Partito Democratico di Sinistra. Rivolgendosi agli “amici della Lega“, D’Alema dal palco li affonda con un: “Continuo a credere nella vitalità della Lega, forza protagonista della trasformazione politica del Paese“, scandisce spiegando il ‘ribaltone‘.

L’ennesimo congresso straordinario convocato nel 1999 e convocato dopo i risultati deludenti delle elezioni europee di giugno, Bossi annuncia che rimetterà il suo mandato al consiglio federale in attesa del congresso straordinario. L’assise di Varese è uno dei più eccitanti nella storia della Lega Nord. Il segretario del Piemonte, Domenico Comino, annuncia la sua candidatura a segretario federale, in contrasto con la linea del senatur. Il quale si dimette davanti all’assemblea e convoca la riunione del consiglio federale. Il massimo organo decisionale della Lega deciderà poi all’unanimità l’espulsione di Comino e respingerà le dimissioni di Bossi. La tensione è alle stelle e in sala scoppia la rissa tra militanti piemontesi e lombardi.

Nel congresso del 2002, Bossi viene acclamato segretario federale. All’assise intervengono anche Silvio Berlusconi, ben accolto dal popolo ‘padano’, Giulio Tremonti e Gianfranco Fini, per sigillare l’alleanza comune nella Casa delle libertà. “Tra me e Bossi c’è totale fiducia, insieme diventiamo invincibili“, promette il Cavaliere. Nel suo intervento conclusivo, il senatur sembra fare una sorta di investitura a Giancarlo Giorgetti, segretario nazionale della Lega lombarda. “Il futuro è dei giovani“, dice nominando Giorgetti, “continueranno loro a battersi per i nostri popoli”.

Dopo una pausa di 10 anni, successivo al malore del senatur colpito da ictus l’11 marzo del 2004, la Lega torna a congresso. E’ lo scandalo sulle irregolarità nei rimborsi elettorali del gruppo a terremotare un partito, sostanzialmente controllato dal cerchio magico vicino a Bossi, a portare alle dimissioni choc di quest’ultimo presentante durante una riunione del consiglio federale del 5 aprile.

Dopo un periodo di reggenza del triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, nel congresso del primo luglio, Maroni viene eletto segretario federale. Il senatur, sul palco, in lacrime, cita la storia biblica delle due donne che si rivolsero a Re Salomone per rivendicare la maternità dello stesso bambino. Per riconoscere chi fosse la vera madre, Salomone le provoco’ annunciando che avrebbe tagliato in due il bambino. A quel punto, la vera madre menti’ e indico’ subito l’altra donna, pur di salvare il piccolo. “Così ho fatto io oggi: il bambino è suo“, singhiozza Bossi, indicando Maroni.

L’anziano fondatore del Carroccio viene contestato mentre, dal palco, critica la bassa affluenza registrata alle primarie del 57% e sostiene che “l’80 per cento del 50 per cento” non è proprio un trionfo ma occorre indagare i motivi dell’assenteismo tra i militanti. In platea si leva il coro che ne chiede la ‘cacciata‘ dal partito, e a sedare gli animi deve intervenire il presidente dell’assise, Giancarlo Giorgetti. Mentre l’ala a sinistra del palco leva le bandiere indipendentiste in difesa del senatur, la protesta contro di lui prosegue silenziosa con centinaia di cartelli blu con scritto ‘Salvini premier’.

Salvini ricorda quando, da giovane segretario milanese di notte riceveva le telefonate di Bossi che lo rimproverava. “Diceva che non capivo nulla, lo dice ancora: prendo atto, metto in saccoccia e tiro dritto. Metabolizzo il vaffa … di Umberto Bossi perché ha fatto quello che ha fatto ma per quelli che cercano di imitarlo la porta e’ aperta“.

Bossi rimane presidente del partito anche se gli viene tolta la possibilità di “assumere i poteri e le competenze del consiglio federale” in caso di dimissioni del segretario e di “convocare entro 120 il congresso straordinario degli organi elettivi“. Viene introdotta una nuova figura, quella del “commissario federale con pieni poteri“, ruolo da allora ricoperto dal deputato Igor Iezzi. “Oggi è il funerale della Lega? Col c…, oggi è il funerale degli altri“, risponde Bossi ai cronisti.

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