Giorgia Meloni suona la sveglia a Palazzo Chigi. Davanti all’ombra lunga dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Europea, la premier sceglie una mossa d’anticipo: convocare per lunedì un vertice ristretto con i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e i ministri competenti – Economia, Industria, Agricoltura e Politiche europee – per analizzare in dettaglio gli effetti sul sistema Italia.
E non finisce qui. Il giorno dopo, martedì 8 aprile, toccherà alle categorie produttive. Il governo vuole ascoltare le imprese, comprendere timori e proposte, e costruire “una linea d’azione efficace per sostenere le filiere coinvolte e portare un pacchetto di proposte concrete a Bruxelles“.
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Meloni: “Niente allarmismi, ma priorità assoluta”
Nel corso del Consiglio dei ministri, la premier ha tenuto un intervento che punta a rassicurare, ma senza nascondere le difficoltà. “È presto per valutare l’impatto reale sul nostro PIL – ha detto – ma di certo panico e allarmismo potrebbero fare più danni dei dazi stessi”. E ha aggiunto: “Ci troviamo davanti a una sfida complessa, ma abbiamo tutte le carte in regola per superarla”.
I nodi economici: Italia penalizzata solo in parte?
Meloni ha invitato a non amplificare l’impatto potenziale della misura americana. “Le esportazioni italiane verso gli USA valgono circa il 10% del nostro export complessivo. I dazi potrebbero influire, sì, ma non è detto che l’effetto sia devastante: spesso questi costi vengono assorbiti lungo la filiera commerciale”.
E poi, un dettaglio interessante: il vero contraccolpo potrebbe arrivare da filiere produttive indirette. “Pensiamo all’export di automobili tedesche prodotte anche grazie a fornitori italiani: anche lì, potremmo sentirne gli effetti”, ha osservato la presidente del Consiglio.
Un occhio all’Europa, l’altro agli USA
Obiettivo del governo è duplice: capire chi e cosa verrà colpito – e quanto – e preparare una risposta strategica, sia interna che diplomatica. “Puntiamo ad avere in tempi rapidi una fotografia chiara degli scenari – ha detto Meloni – con un set di proposte da portare in Europa e una linea di negoziato con gli Stati Uniti”.
Nel frattempo, la Premier ha avuto anche un colloquio telefonico con il premier britannico Keir Starmer: al centro, proprio la cooperazione sulle grandi sfide globali, compresi i riflessi delle politiche commerciali americane.
Sicurezza e Expo: le altre mosse del governo
Nel Cdm del 4 aprile non si è parlato solo di dazi. Il governo ha approvato anche il Decreto Sicurezza, trasformando in legge subito esecutiva un pacchetto di misure che, secondo Meloni, “non potevano più essere rinviate”.
Tra le novità: pene più severe per aggressioni agli agenti, norme anti-truffa agli anziani, repressione delle occupazioni abusive e – tema caldo – tutela legale per forze dell’ordine e militari, con lo Stato pronto a sostenere le spese legali in caso di indagini connesse al servizio.
Infine, anche un segnale di politica estera positiva: l’Italia ha confermato la sua partecipazione a Expo 2027 a Belgrado, con grande soddisfazione del presidente serbo Aleksandar Vučić.
In poche ore, Meloni ha tracciato una doppia linea d’azione: da un lato il fronte esterno, con la diplomazia commerciale pronta ad affrontare la minaccia dei dazi. Dall’altro, la politica interna che si stringe attorno al tema sicurezza. Con l’ennesimo messaggio chiaro alla base elettorale: “Stiamo agendo, e in fretta”.
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