“Deve dire da che parte sta. Carlo Calenda deve dire da che parte sta”, pretende pressante la Segretaria dem Elly Schlein, invitata alla due giorni di Azione ma mai fattasi viva. Con la stessa invettiva rivolta da giorni alla Premier Meloni sul posizionamento dell’Italia sullo scacchiere internazionale, Schlein piuttosto che confutare, esalta la precisione chirurgica dell’attuazione del piano di Calenda.
Il leader di Azione ha palesato i propri gusti senza fare complimenti, parlando ad un moderato pubblico e rivolgendosi all’intera scena politica italiana. Ha delineato opinioni e idee nel sogno della creazione di un futuribile terzo polo, guidato idealmente dall’ex premier dem Paolo Gentiloni, e che racchiuda Azione, Forza Italia, + Europa e riformisti del Pd, ma senza Italia Viva e M5S. Una sorta di visione la sua, che vuole offrire un’alternativa al populismo di destra e di sinistra, cioè a Matteo Salvini e a Giuseppe Conte.
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Calenda si è concesso diverse stoccate nei confronti degli esponenti del Carroccio e dei 5 stelle, tra cui essere causa della frantumazione del bipartismo, inteso nella tradizionale definizione. E così dopo aver confessato di voler “cancellare il M5S” ed aver guadagnato l’ammirazione degli oppositori al “fenomeno pentastellato”, l’ex ministro presenta la sua coalizione dei “volenterosi” pro Difesa comune europea e pro Ucraina.
L’amo lanciato alla minoranza dem (il più allettante), sembra però non aver trovato pesci ad abboccare tra Pina Picierno, Giorgio Gori, Dario Nardella e Filippo Sensi. E Lo schema calendiano tanto ambizioso quanto interessante non poteva di certo aspettarsi la benedizione di Schlein, anche solo perché non verrebbe contemplata per prendere le redini della futuribile coalizione. Quindi, Largo del Nazareno ricalca i propri passi e stringe il nodo del “testardamente unitari”, nonostante le divergenze. Mentre Forza Italia ha apprezzato l’avance senza ricambiare bensì aprendo casa e offrendo ospitalità.
Ma Calenda non demorde perché “sapete chi non ha paura di confrontarsi con le persone diverse? Chi ha chiara la propria identità”. Infatti, il congresso di Azione è stato la definizione tangibile del partito: evitare la guerriglia e scavalcare muri per aprire al confronto e alla collaborazione. E rispondendo alla numero uno del Nazareno, il senatore romano, con il suo spirito dalle sfumature napoleoniche, ha espresso con chiarezza che non deve stare da nessuna parte perché rappresenta esattamente il centro.
Sa cosa vuole, sa cosa cercare, sa chi combattere, sa con chi dialogare. E in un certo senso, il Calenda del congresso è stato la rappresentazione di un attuale sentimento diffuso: l’apprezzare idee e proposte che si ritengono corrette a prescindere da chi le avanza perché non ci si riconosce più in un’intera fazione né in un singolo esponente. Il suo nuovo posizionamento sembra così avvenire su basi motivate e significative.
Nonostante i j’accuse durissimi per un “avvicinamento” a Giorgia Meloni, Calenda si muove in base ai “contenuti”, in questo caso il nucleare, il ruolo dell’Italia in Europa o ancora il garantismo giudiziario. E non per sventolare al vento di strategie e schieramenti vari. Non sarà certo facile rivoluzionare il sistema politico, come è certo però Calenda abbia offerto una nuova interpretazione dell’andamento della politica italiana. L’importante è che faccia un colpo d’ali in meno di Icaro.
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