Ucraina, Putin tentenna sulla tregua ma Trump resta speranzoso: “Lui e Zelensky pronti ad accordo”

I ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretagna hanno deciso di esprimersi in un punto stampa comune per criticare la situazione attuale. "Vladimir Putin ora deve dare rapidamente agli Usa una risposta, o sì o no, e deve smetterla di trascinare i piedi", hanno infatti dichiarato, esortando il leader russo a prendere una decisione sulla tregua

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Vladimir Putin non ha messo fine all’invasione dell’Ucraina. Il territorio di Kiev continua ad essere martoriato dalle bombe e dai missili, mentre gli Usa e l’Ue osservano impotenti il disinteressato proseguire del conflitto. Solo tre settimane fa, durante i negoziati tra la delegazione ucraina e quella Usa, i delegati di Volodymyr Zelensky avevano accettato una tregua senza condizioni, mentre quelli di Putin si erano detti possibilmente interessati ad uno stop degli attacchi alle infrastrutture energetiche e alle navi nel Mar Nero.

In questi giorni, però, la situazione non sembra affatto cambiata. Il territorio ucraino continua a subire le conseguenze dei bombardamenti e dei raid russi, che tormentano la popolazione e spesso causano vittime innocenti. Zelensky continua a tenere informato Trump sull’esito di queste offensive, continuando a denunciare il comportamento del suo omologo russo e sostenendo che questo starebbe solo mentendo sul suo interesse per il cessate il fuoco definitivo.

Per questo, i ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretagna, sempre più uniti dalla coalizione dei volenterosi, hanno deciso di esprimersi in un punto stampa comune proprio per criticare la situazione attuale. “Vladimir Putin ora deve dare rapidamente agli Usa una risposta, o sì o no, e deve smetterla di trascinare i piedi“, hanno dichiarato il francese Jean Noel Barrott e il britannico David Lammy, lasciando intendere che la strategia del titolare del Cremlino sia semplicemente quella di prendere tempo e continuare a sfinire il Paese di Volodymyr Zelensky.

Intanto, dagli Stati Uniti la narrazione sembra completamente differente. Il presidente Usa, Donald Trump, che da mesi continua a chiedere la cessazione immediata delle ostilità tra Russia e Ucraina, ha sostenuto che la conclusione del conflitto potrebbe essere più vicina del previsto. Dopo aver criticato tutti coloro che hanno tentato di concludere la guerra russo-ucraina senza riuscirci, il miliardario ha sostenuto che sia Vladimir Putin che Volodymyr Zelensky sarebbero “pronti a fare un accordo“.

Una dichiarazione che però non sembrerebbe avere basi solide su cui poggiare, visto che al momento nessuna delle due parti sembra realmente interessata a portare avanti negoziati diretti. Solo alcuni giorni fa, Mosca ha sostenuto di non voler accettare accordi a scatola chiusa“, ovvero senza realmente sapere quale sarà il futuro del suo Paese. In questo senso, quindi, il Cremlino continuerebbe ad avanzare richieste agli Usa, che continuano a fatica la difficile mediazione tra i due Paesi.

La visita dell’inviato di Putin a Washington

In questi giorni, inoltre, sarebbe in corso un incontro tra Kirill Dmitriev, inviato di Vladimir Putin ed esponenti dell’amministrazione di Donald Trump. Non vi sono certezze sulle questioni discusse, ma il russo avrebbe nuovamente specificato che il percorso per la pacificazione dell’Ucraina è ancora piuttosto lungo. “Il processo di dialogo e di risoluzione richiederà tempo“, ha spiegato aggiungendo che la Russia e gli Usa devono risolvere ancora alcune differenze esistenti tra loro.

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La Casa Bianca non ha commentato in alcun modo gli incontri avvenuti, mentre Dmitriev ha sostenuto che gli incontri hanno affrontato il tema del ripristino delle relazioni russo americane, interrotte durante l’amministrazione Biden, e di una possibile collaborazione nell’Artico e sulle terre rare. Inoltre, è stato specificato che la Russia non sta chiedendo riduzioni delle sanzioni, sottolineando comunque che “se alcune aziende americane vogliono tornare in Russia e vogliono una riduzione delle sanzioni per farlo, è una cosa buona per l’America“.

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