Nell’arena dei dazi del Rose Garden, a partire dalle 22 italiane di questa sera, inizierà il combattimento tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, appoggiato dalla sua amministrazione a stelle e strisce e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sostenuta dall’Unione. A suon di attacchi e controffensive, chi medierà l’incontro è il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Ad alimentare l’adrenalina di Paesi e mercati globali, è l’incognita e il riserbo su chi sarà colpito dalle tariffe trumpiane e chi non. L’idea che prevale, in ogni caso, è di applicare misure reciproche quindi studiate per i singoli Paesi, ma anche di non colpire per forza tutti gli Stati, come invece aveva dichiarato Trump dall’Air Force One. Stando a vari personalità interne al governo e alle maggiori testate statunitensi, la decisione definitiva forse non è ancora stata presa. Per capirne di più, basterà attendere l’ora della verità, quando il Tycoon scenderà in campo svelando la lista dei prodotti, dei Paesi, nonché il livello delle nuove tariffe doganali.
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Mattarella: “Dazi sono un errore profondo”
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato la decisione dell’amministrazione Trump sui dazi reciproci, sottolineando che questa sarebbe “un errore profondo” a cui però l’Ue deve reagire. “Serve una risposta compatta, serena, determinata“, ha infatti dichiarato nel corso dei colloqui con il suo omologo estone, Alar Karis, evidenziando anche la necessità di recuperare rapporti transatlantici collaborativi che possano porre rimedio alla situazione.
I dazi di Trump
Dal lato statunitense si sostiene che sarà “il giorno della liberazione“, che adotta la strategia di inondare il mondo di provvedimenti, show, sfuriate, idee, cambi di direzione e smentite varie, affinché l’avversario resti paralizzato dal caos. Nemici che per il Tycoon si incarnano in differenti e svariate forme: l’opposizione democratica assopita, i Paesi coinvolti dai dazi e infine i “veri nemici” ovvero i media. Nel pratico, Trump dovrebbe comunicare un pacchetto di dazi del 20% su tutti i prodotti importati negli Usa.
Oltre alle nuove imposte del 25% già entrate in vigore nella prima metà di marzo su acciaio e alluminio, sono state annunciate nuove restrizioni per l’alimentare, l’automotive e la farmaceutica. Per l’Europa sarà un doccia fredda. Secondo le stime della Bce, l’Ue vedrà la possibile riduzione della crescita di circa o,3 punti percentuali di Pil nel primo anno. Per l’Italia sono in gioco 67 miliardi di esportazioni a fronte di 25 miliardi di importazioni dagli Usa e il conto potrebbe essere fino a 7 miliardi di euro con ripercussioni sull’occupazione, pari a una riduzione di oltre sessantamila posti di lavoro ogni anno.
I controdazi dell’Unione
Dal fronte europeo permane la dichiarata intenzione di non vendicarsi ma di attuare, nel caso servisse, un piano già pronto, l’asso nella manica. “Questo scontro non è nell’interesse di nessuno” perché quella tra le due sponde dell’Atlantico “è la relazione commerciale più grande e prospera al mondo e staremmo tutti meglio se potessimo trovare una soluzione costruttiva“.
Von der Leyen dunque intenderebbe agire prima con un approccio diplomatico, temporeggiando alla ricerca della negoziazione, ma tiene a precisare che non è stata l’Europa ad iniziare questo scontro mentre rassicura e avverte che l’Unione ha le spalle coperte. Difatti, i controdazi che sarebbe dovuti entrare in vigore “immediatamente domani”, ma sono stati fatti slittare al 13 aprile con il fine di raggiungere tariffe più miti con Washington
Bruxelles è pronta quindi ad affrontare il leone americano nell’arena della Casa Bianca, prendendo contromisure sulle merci strategiche per gli stati Usa cui potrebbero aggiungersi altri prelievi su acciaio, alluminio, macchinari agricoli, elettrodomestici e prodotti tessili. Ma nella lista dei controdazi, figurerebbe anche la possibilità di ricorrere al cosiddetto strumento anti-coercizione per la sicurezza per la sicurezza economica che consentirebbe di chiudere le porte del mercato Ue a specifici beni e servizi oltre ad ostacolare le aziende americane sulla candidatura a concorsi di “licitazione pubblica” o a progetti finanziati con il bilancio comunitario.
La Commissione nello specifico aveva fatto riferimento ad un elenco di prodotti americani lasciato in soffitta nel 2018, e l’insieme dei beni può arrivare ad un valore complessivo di 26 miliardi di euro. I servizi invece che riguarderebbero “i giganti del digitale” che “pagano poco alla nostra infrastruttura, da cui traggono vantaggio“, aveva suggerito il capogruppo del Partito popolare europeo all’Europarlamento, Manfred Weber. Così, le lance con cui l’Ue affonderà in risposta prenderanno di mira le Big Tech.
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