Israele, Idf e Shin Bet annunciano uccisione del rapitore della famiglia Bibas: “Partecipò a loro morte”

Secondo quanto ricostruito dalle autorità israeliane, sembrerebbe che le tre vittime siano state uccise nelle prime settimane del conflitto. Shiri Bibas sarebbe stata "brutalmente" assassinata nel novembre 2023, insieme ai suoi figli, che sarebbero stati uccisi a mani nude

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A quasi 20 giorni dalla ripresa delle ostilità tra Israele e Hamas, dopo una tregua durata due settimane e necessaria a portare alla liberazione degli ostaggi nelle mani delle due parti, la situazione a Gaza sembra essere sempre più catastrofica. Al centro della nuova ondata di offensive vi sarebbe la martoriata Rafah, a nord della Striscia, dove sono state sterminate centinaia di persone dallo scorso 18 marzo.

In un comunicato rilasciato ieri dalle Forze di Difesa israeliane (Idf) e dallo Shin Bet, organo che gestisce i servizi segreti, è stata annunciata l’uccisione di Muhammad Hassan Muhammad Awad, membro di spicco spicco delle Brigate Mujahideen, che aveva preso parte all’attacco al Kibbutz di Nir Oz. La sua morte rappresenterebbe un sollievo per Israele in quanto si ritiene che Awad abbia preso parte al rapimento della famiglia Bibas e che abbia presumibilmente assistito alle uccisioni di Shiri e dei suoi due bambini, i piccoli Ariel e Kfir.

I tre sono stati rapiti il 7 ottobre 2023, insieme a Yarden Bibas, marito di Shiri e padre dei due bambini. Secondo quanto ricostruito dalle autorità israeliane, sembrerebbe che le tre vittime siano state uccise nelle prime settimane del conflitto. Shiri Bibas, secondo i resoconti dei funzionari israeliani, sarebbe stata “brutalmenteassassinata nel novembre 2023, insieme ai suoi figli, che sarebbero stati uccisi a mani nude. Le organizzazioni terroristiche palestinesi hanno invece sostenuto che la famiglia sarebbe deceduta nel corso di un raid aereo israeliano, possibilità sin da subito smentita da Gerusalemme.

Yarden Bibas ha vissuto la sua prigionia separatamente dal resto della sua famiglia e lo scorso gennaio è stato rilasciato in vita ma non consapevole del destino della sua famiglia. Dopo alcune settimane dalla sua liberazione, Israele ha nuovamente confermato la morte dei tre Bibas, per poi procedere alla riconsegna dei loro corpi.

Israele, la ripresa delle ostilità

Nella Striscia di Gaza, le offensive dello Stato ebraico continuano a rendere di mira Rafah, con l’obiettivo di rendere impossibile l’accesso ai tunnel per Hamas. Le operazioni hanno però provocato 280mila nuovi sfollati, gli stessi che con la tregua erano finalmente riusciti a tornare nelle loro abitazioni. Il portavoce dell’Idf ha però sostenuto che Israele starebbe a mano a mano raggiungendo tutti i suoi obiettivi.

In poco più di due settimane, abbiamo colpito oltre 600 obiettivi e ucciso 250 terroristi, tra cui 12 alti funzionari politici e dell’ala militare di Hamas che hanno partecipato al massacro del 7 ottobre“, ha spiegato aggiungendo che i valichi resteranno chiusi e non permetteranno quindi l’entrata di ben di prima necessità nel Paese. Una nuova emergenza umanitaria, quindi, potrebbe colpire il Paese, già debilitato dai 18 devastanti mesi di guerra finora subiti.

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Rafah

Cresce l’interesse, poi, per la visita che Netanyahu compirà la prossima settimana negli Usa. Il primo ministro dovrebbe incontrare Donald Trump per discutere di persona dei dazi al 17% imposti dagli Usa al suo Paese, ma si ipotizza che i due possano discutere anche di altre questioni. Un alto funzionario ha sostenuto che Israele non rinuncia alla visione di Trump per l’evacuazione volontaria di Gaza“.

Un vertice che quindi potrebbe affrontare una serie di questioni diverse e che potrebbe spingere Netanyahu a compiere alcuni passi in avanti verso il cessate il fuoco o, più probabilmente, un’accelerazione nei confronti del raggiungimento di tutti gli obiettivi posti dal Paese all’inizio del conflitto.

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