Dopo l’annuncio da parte dell’Idf di un’ingente operazione di terra nella zona a est di Gaza City, numerosi raid si sono susseguiti nella Striscia. Israele ha giustificato la nuova offensiva partita venerdì comunicando che servirà a “espandere la zona di sicurezza” all’interno dell’enclave palestinese. L’area coinvolta è quella di Shejaiya, nel nord del territorio.
Solo nelle ultime 24 ore a Gaza l’esercito israeliano ha ucciso 112 persone. Fra i raid che si sono abbattuti sulla Striscia, tre hanno colpito alcune ex scuole, ora usate come rifugio dagli sfollati, provocando la morte di 33 civili. Di questi, diciotto, dunque più della metà, erano bambini. A dare notizia della tragedia è stata Al Jazeera, che ha riportato alcune fonti locali.
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Di poche ore fa la notizia dell’uccisione di due dirigenti delle Brigate Ezzedin al Qassam, il braccio armato di Hamas. I due sono stati uccisi nell’attacco aereo che l’Idf ha sferrato sulla città di Sidone, nel Libano meridionale. A darne notizia sono state fonti delle stesse Brigate al Qassam, che hanno comunicato che “il comandante Hassan Farhat è stato ucciso nel suo appartamento insieme alla figlia martire Jenan Hassan Farhat e a suo figlio“, anch’egli membro dell’organizzazione militare.
Mentre continuano le operazioni a Gaza, in Israele è crisi per il Qatargate
Mentre la furia dell’Idf si abbatte su Gaza continuando a seminare devastazione, e mentre il primo ministro israeliano si trova in visita in Ungheria dal suo alleato, procedono gli sviluppi del Qatargate, uno degli elementi che minaccia la stabilità del governo Netanyahu.
Dopo l’arresto, avvenuto lunedì, è stato disposta la permanenza in custodia cautelare per altri sette giorni per gli ex collaboratori di Bibi Jonatan Urich e Elie Feldstein, accusati di aver commesso illegalità finanziarie con gli emissari del Qatar. Al momento la polizia sospetta che i due assistenti di Netanyahu siano stati pagati per diffondere alla stampa dei messaggi critici verso l’Egitto.
Il tutto sarebbe stato finalizzato a mettere invece in buona luce Doha nell’ambito delle trattative per Gaza, in cui entrambi gli Stati figurano come mediatori. Le accuse sono state categoricamente respinte: “Queste accuse sono infondate e servono solo gli interessi di coloro che cercano di sabotare gli sforzi di mediazione“, hanno comunicato le autorità di Doha, ribadendo come l’unico risultato delle insinuazioni sia quello di “minare le relazioni” tra Egitto e Qatar.
Il premier israeliano non è al momento indagato, ma non ha mancato di gettare forte discredito sull’inchiesta in corso sui suoi due stretti assistenti, parlando di “bluff” e di orchestrazioni contro di lui da parte della stampa.
In precedenza, Netanyahu aveva definito il caso una “caccia alle streghe politica“, organizzata appositamente per impedirgli di licenziare il capo dell’agenzia di intelligence Shin Bet, Ronen Bar, sebbene le indagini siano cominciate prima che annunciasse questa intenzione.
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