I Dazi non si fermano, oggi in vigore le tariffe generiche del 10%. Trump: “Ottimo momento per diventare ricchi”

L'Ue, intanto, continua a riflettere su una sua possibile risposta, propendendo per un negoziato con gli Stati Uniti, ma chiarendo anche di essere pronta a rispondere nel caso in cui questo si rivelasse non sufficiente.

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Solo i deboli falliranno“, in quattro parole il presidente Usa, Donald Trump, ha sintetizzato l’essenza del suo secondo mandato a capo di una delle Nazioni più potenti del mondo. Nessun arretramento, ma solo improvvisi e sconvolgenti balzi in avanti, che non tengono in conto il benessere di Paesi alleati e non, ma puntano solamente al rafforzamento economico e diplomatico degli Stati Uniti. Così, The Donald tira dritto sulla decisione di imporre dazi a circa 80 Paesi, compresi i 27 dell’Unione europea, e non sembra ancora pronto ad accettare negoziati che non siano totalmente incentrati sulle sue richieste.

Il crollo del borse mondiali, che ieri hanno chiuso tragicamente con numeri spaventosi e indice di una crisi profonda dell’economia mondiale, non spaventa o preoccupa Trump, troppo impegnato a rassicurare gli americani sul fatto che l’età dell’oro sia finalmente dietro l’angolo. Intanto, ieri Wall Street ha chiuso la sua peggiore settimana dal marzo 2020: lo S&P 500 ha perso infatti 5.200 miliardi di dollari in due sedute. Si tratta della conseguenza diretta dell’annuncio dei dazi del presidente e della reazione della Fed (Banca centrali degli Stati Uniti d’America), che ha sostenuto che l’aumento delle tariffe potrebbe avere un impatto sull’inflazione Usa.

Oggi, invece, un nuovo tassello della strategia di Trump arriva al suo posto. Allo scoccare della mezzanotte, ora locale di Washington, sono entrati in vigore i dazi aggiuntivi del 10% imposti dall’amministrazione Trump su gran parte dei prodotti che gli Stati Uniti importano dal resto del mondo. Una misura di ingenti dimensioni, destinata ad avere ripercussioni durissime sul resto delle economie mondiali, ma che per Trump darà vita a “un ottimo momento per diventare ricchi“.

Cosa sono i dazi del 10% entrati in vigore oggi

Dalle tariffe entrate in vigore oggi sono esclusi alcuni prodotti, tra cui petrolio, gas, rame, oro, argento, platino, palladio, legname,  semiconduttori, prodotti farmaceutici e minerali, ovvero materiali che non sono naturalmente presenti sul suolo americano. Esenti anche le importazioni di acciaio, alluminio e automobili, che però sono colpite da dazi specifici del 25%, nati proprio per cercare di rendere più competitive le industrie americane.

I dazi generici non colpiranno poi il Canada e il Messico, in quanto partner degli Usa nell’Accordo di libero scambio nordamericano. Ovviamente, i due Paesi non sono liberi dagli attacchi di Trump, ma sono semplicemente sottoposti ad un regime diverso, concernente dazi al 25% per i prodotti al di fuori dell’intesa con un’eccezione per gli idrocarburi canadesi, che sono invece tassati al 10%.

Dazi, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump

Queste tariffe sono solo un assaggio di ciò che Trump metterà in atto nelle prossime settimane. Il 9 aprile verranno infatti introdotto dazi più elevati nei confronti di Paesi che vendono più di quanto acquistano dagli Usa. Si prevedono dazi complessivi pari al 54% per la Cina, al 20% per l’Unione Europea, al 46% per il Vietnam, al 24% per il Giappone, al 15% per il Venezuela, al 18% per il Nicaragua.

In totale, nella lista ufficiale dei destinatari dei dazi si trovano 80 paesi e territori, da cui sono state eliminate le isole australiane Heard e McDonald, abitate solo da colonie di pinguini e foche, e in parte anche le isole francesi di Saint  Pierre e Miquelon, inizialmente sottoposte a dazi più alti, poi allineati al resto dei territori d’oltremare francesi.

Le reazioni globali ai dazi

Oltre ovviamente al crollo delle borse, Donald Trump ha dovuto fare i conti anche con le reazioni di ogni singolo Paese che è stato colpito dai dazi. Il consiglio dell’amministrazione Usa è stato quello di evitare di rispondere con dei contro dazi, che potrebbero semplicemente peggiorare la situazione. La Cina ha però deciso di procedere come meglio riteneva, scegliendo di colpire gli Usa con tariffe aggiuntive del 34% sui prodotti statunitensi a partire dal 10 aprile e annunciando controlli sulle esportazioni di terre rare, tra cui il gadolinio, utilizzato nella risonanza magnetica, e l’ittrio, impiegato  nell’elettronica.

Il Presidente Usa ha criticato apertamente la decisione di Pechino, sostenendo che questi avrebbero “fatto un pasticcio” e che la Cina sarebbeandata nel panico“, rispondendo nel peggior modo possibile agli Usa. L’Ue, intanto, continua a riflettere su una sua possibile risposta, propendendo per un negoziato con gli Stati Uniti, ma chiarendo anche di essere pronta a rispondere nel caso in cui questo si rivelasse non sufficiente.

Un caso particolare è invece quello di Israele. Sembrerebbe che il primo ministro dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu, sarà il primo, e forse l’unico, leader a discutere dei dazi personalmente con Donald Trump. Sembrerebbe che già ieri si sia svolta una prima telefonata tra il leader di Gerusalemme e il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio. Inoltre, Axios avrebbe sostenuto che già nel corso della prossima settimana è possibile che Netanyahu venga in visita alla Casa Bianca e tratta dei dazi direttamente con il Tycoon.

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