Nella sala delle lauree della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza si è tenuta la conferenza, organizzata in collaborazione con UDU Sapienza, dal titolo “L’Odissea contemporanea: alla ricerca di dignità e legalità”, dedicata al tema dell’immigrazione dai cosiddetti “paesi terzi” verso l’Europa. All’evento hanno partecipato studenti, docenti ed esperti del settore, tra cui Mattia Ferrari, cappellano dell’organizzazione Mediterranea Saving Humans.
“Un tempo erano chiamati ‘barbari’, oggi li chiamiamo ‘migranti’, ma vengono dal sud e dall’est anziché dal nord”, ha dichiarato il preside della facoltà Oliviero Diliberto aprendo i lavori. Diliberto, che insegna diritto romano, ha proposto un parallelo storico tra le migrazioni antiche e quelle odierne, sottolineando come oggi le persone si muovano principalmente per motivi di sopravvivenza e non più per ragioni economiche o climatiche.
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Il professor Marco Omizzolo, sociologo, ha denunciato le condizioni disumane vissute dai braccianti agricoli nell’Agro Pontino, nei pressi di Latina, descrivendo una realtà di sfruttamento che ha definito “moderna schiavitù”. Omizzolo, che ha condotto personalmente indagini in queste aree, ha denunciato il fenomeno delle paghe bassissime (circa 50 centesimi all’ora), le lunghe giornate di lavoro senza assistenza né diritti, e le tragiche conseguenze che spingono alcuni braccianti persino al suicidio.
Successivamente sono intervenuti Elisa Olivito e Gianluca Bascherini, docenti di diritto pubblico e costituzionale. Olivito ha criticato le politiche europee di cooperazione con i paesi terzi, sottolineando come spesso si trasformino in accordi insostenibili per i paesi di origine, aggravando di fatto il fenomeno migratorio. Bascherini, invece, si è concentrato sul ruolo della disobbedienza civile, citando il caso emblematico di Carola Rackete. Ha sottolineato come tale disobbedienza sia spesso l’unico modo efficace per salvare vite e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgenza di politiche migratorie più umane ed eque.
L’intervento finale è stato quello di don Mattia Ferrari, che ha illustrato la drammatica realtà del traffico di esseri umani, spesso gestito da potenti gruppi criminali provenienti da Libia e Tunisia. Ferrari ha citato il controverso caso di Al-Masri, trafficante liberato nonostante fosse riconosciuto come estremamente pericoloso, sottolineando l’importanza di una maggiore mobilitazione della società civile. Secondo il cappellano, è essenziale che nelle proteste siano coinvolti anche gli stessi migranti, affinché siano percepiti non più come semplici vittime, ma come protagonisti del cambiamento.
La conferenza si è conclusa con la speranza di vedere un giorno terminare il dramma dei barconi e delle mani tese disperatamente verso una salvezza spesso negata.
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