Nella serata di ieri si sono verificati gli ennesimi roghi che hanno colpito altri 5 stabilimenti balneari di Ostia: Salus, l’Arcobaleno, il Vittoria, il Plinius e il Capanno. Non risultano feriti, ma solo danni ad alcune cabine, dove è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per domare le fiamme che hanno avvolto le strutture.
La Polizia ha fermato un sospettato, un ragazzo di 24 anni che si ipotizza possa avere un collegamento con gli altri due incendi che lunedì hanno distrutto alcune cabine de Le Dune e del Belsito. In pochi giorni, dunque, il litorale di Ostia ha passato un’altra notte nelle fiamme. Il sospetto ha poi confessato di aver appiccato gli incendi e il pm ha disposto il fermo che è stato eseguito dai poliziotti della Squadra mobile.
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Sulla traccia degli investigatori non si esclude nemmeno il legame tra i roghi e la decisione di ieri del Consiglio di Stato di accogliere il ricorso del Comune di Roma contro la sospensione del bando per l’affidamento delle 31 concessioni balneari di Ostia, richiesta dal TAR del Lazio. Lo scorso 13 marzo il Tribunale amministrativo aveva accolto l’appello dei gestori di sospendere la gara per le assegnazioni dei siti demaniali.
L’udienza di merito si sarebbe dovuta tenere il 14 ottobre 2025, assicurando ai concessionari lo svolgimento dell’eventuale gara solo dopo la fine della stagione balneare. Ma la decisione del Consiglio di Stato, di confermare la legittimità della richiesta del Campidoglio, ha di nuovo messo a bando l’assegnazione dei 31 stabilimenti prima della stagione alle porte.
La vicinanza con l’estate è uno dei punti su cui puntano i balneari già titolari da anni. Il tempo di realizzazione delle gare e di assegnazione degli spazi ai nuovi appaltatori è troppo poco per rendere gli stabilimenti usufruibili per l’inizio della stagione. Per Sib Confcommercio, troppi anche i costi di smantellamento delle strutture dei vecchi gestori e l’allestimento di nuove per far sì che i concessionari entranti vogliano investire con così poco tempo rimasto.
Nulla, di fatto, vieterebbe ai vecchi operatori di partecipare alle gare, in conformità con le esigenze di competitività e con il diritto europeo. Per il Comune di Roma i vecchi appaltatori hanno già approfittato per troppi anni di un privilegio ormai scaduto e non è possibile posticipare la questione.
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