Medici di base: in Italia sono sempre meno

Secondo i dati la situazione è allarmante: il numero dei medici di base è in netto calo, e in alcune regioni sarebbero addirittura “introvabili”

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Sembra una storia surreale, ma è realtà: i medici di base sono figure che stanno lentamente scomparendo. È questo il primo punto di discussione della Simg, la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie, per quanto riguarda la situazione in Abruzzo, Molise, Marche ed Umbria. Il congresso si terrà a Colli del Tronto nelle giornate del 4 e 5 aprile e verranno presentati inquietanti dati, frutto di uno studio svolto sul campo che dimostra l’elevata carenza di medici di base e di famiglia.

Medici di base, un quadro non confortante

Sembra infatti che in molte zone di Italia le aree “coperte” dai medici siano molto ampie, il che crea difficoltà alle persone per poterli raggiungere, specialmente a coloro che vivono in aree montuose o piccoli comuni, o comunque nei luoghi dove la rete medica non è riuscita ad arrivare, o arriva a fatica. Il problema è ancora più grave, secondo i dati, per le 4 regioni dell’Italia centrale che sarebbero rimaste prive di medici di Medicina generale. In Abruzzo, ad esempio, sono molti i cittadini fra i 90 e i 100 anni a non avere un medico di famiglia, e molti di loro vivono proprio in comuni montani e rischiano di rimanere pericolosamente isolati.

In Molise, invece, la densità di popolazione è minore rispetto alle altre regioni; quindi, la carenza di medici non è così problematica; il problema del Molise è che più della metà dei medici che vi risiedono ha più di 65 anni, e quindi senza un adeguato ricambio generazionale la regione in poco tempo si potrebbe trovare in una situazione ancora più critica. In Umbria e Marche il problema sta, al contrario, nella distribuzione dei medici: nelle città ce ne sono a sufficienza, mentre nelle zone rurali sono pressoché assenti, e questo ha dato anche dal fatto che ogni anno il numero dei medici formati in maniera completa è inferiore al numero di cui hanno realmente bisogno i comuni.

Riforma case comunità, possibile soluzione?

In questa tragica situazione si va ad inserire la riforma delle Case di comunità, prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che si propone di rendere il sistema della rete medica più inclusivo attraverso la creazione di case di comunità o di grandi “Hub” adibiti per le cure mediche. Questa soluzione però secondo la Sigm potrebbe non avere gli effetti sperati e risolvere questo problema.

Secondo Italo Paolini, presidente del congresso, la creazione di queste case addirittura peggiorerebbe la situazione, perché l’unione di più comuni in un’unica casa di comunità non aiuterebbe la capillarità dell’assistenza. Secondo Paolini quello che servirebbe per cercare di risolvere questo grave problema è un aggiornamento della rete medica: strumenti moderni e adeguati, maggiore organizzazione e una diagnostica rapida e professionale. In aggiunta a ciò, servirebbe che le università proponessero, accanto alle altre specialità, anche una preparazione in medicina generale, che possa formare in breve tempo un numero maggiore (e soprattutto competente) di medici di base.

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