Mattarella contro l’intelligenza artificiale: “Impoverisce il lessico italiano”

Il monito lanciato solleva interrogativi sulla direzione del linguaggio nell'era digitale

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L’uso intensivo dell’intelligenza artificiale aumenta il rischio di impoverimento del lessico italiano“. E’ l’allarme lanciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Negli anni moltissimi linguisti, ossia cultori e studiosi dell’origine, la struttura e l’evoluzione delle lingue, hanno messo in risalto questa problematica: la minaccia per l’essenza culturale e identitaria della lingua italiana.

A questa riflessione si aggiunge una possibile critica velata alle semplificazioni linguistiche portate da alcuni leader politici, come Donald Trump, che vietano l’uso di alcune parole.

L’allerta di Mattarella non riguarda quindi solo la lingua italiana, ma solleva un interrogativo globale sulla direzione che sta prendendo il linguaggio politico e culturale nell’era digitale.

L’uso della lingua tra espressione ed emancipazione

La lingua è chiave di accesso a uno “specifico” culturale straordinario dispiegatosi nei secoli e offerto alla comunità umana nelle sue espressioni più alte: la scienza, l’arte in ogni sua forma, gli stili di vita” dichiara Mattarella.

Che le parole siano il veicolo di un determinato tipo di pensiero e ragionamento è assodato. Per Ludwig Wittgenstein, uno dei massimi filosofi e pensatori del XX secolo, non esisteva differenza fra linguaggio e pensiero. Poiché il linguaggio è un insieme di proposizioni che raffigurano i fatti di cui è composto il mondo, concludeva dicendo che “i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Oltre a lui, moltissimi filosofi, tra cui Hobbes, hanno sostenuto la “superiorità” dell’essere umano rispetto agli animali per la capacità di sviluppare e esternare pensieri complicati, basandosi su un linguaggio sofisticato.

La lingua è anche strumento di libertà e di emancipazione: l’esclusione nasce dalla povertà delle capacità di esprimersi, dei patrimoni lessicali.” Una dichiarazione quella di Mattarella che avvalora in qualche misura anche gli studi femministi, specialmente quelli sul linguaggio. Nella teoria femminista decostruzionista, in Luce Irigaray sosteneva che il linguaggio non è mai neutrale, mentre Hélène Cixous e Jacques Derrida allacciavano la problematica della differenza sessuale, il razzismo e l’esclusione nella relazione coloniale e postcoloniale al linguaggio.

Potrebbe sembrare che nelle parole pronunciate da Mattarella sia velata una critica al presidente degli Stati Uniti Trump: “La sudditanza si alimenta della cancellazione delle parole e con la sostituzione di esse con quelle del dispotismo di turno“. Nota la “politica linguistica” di Donald Trump, per cui sono state eliminate molte parole fondamentali nei Women e Gender Studies perché ritenute parte della cultura “woke“. Tra queste “women” (donna), “gender” (genere) e ogni sua declinazione, “discrimination” (discriminazione).

L’intelligenza artificiale e l’impoverimento linguistico

Va evitato il rischio, che si potrebbe fare ancora più alto con l’avvento dell’intelligenza artificiale, di diminuire il pluralismo linguistico, con il conseguente depauperamento del patrimonio culturale che gli idiomi veicolano, a favore di neo linguaggi con vocazione esclusivamente funzionale alla mera operatività digitale“. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al Presidente della Comunità Radiotelevisiva Italofona, Mariangelo Timbal.

Un’idea che non suona nuova per i cultori delle lingue. Secondo Christophe Clavé il linguaggio condiziona la nostra capacità di impegnarci in diverse attività intellettuali come la scienza o la filosofia, influenzando anche l’arte e il nostro impegno civile. Questo perché un vocabolario ampio e specifico può facilitare l’espressione di concetti complessi e sfaccettati. Il linguaggio è infatti il tassello fondamentale per costruire o sfatare ipotesi, formulare e sostenere teorie oltre che comunicare in modo chiaro e non ambiguo.

L’intelligenza artificiale non usa un linguaggio naturale, come lo sono l’italiano, l’inglese, il giapponese e tutte le lingue del mondo, ma un linguaggio macchina. In informatica questo linguaggio è il modo in cui sono scritti i programmi eseguibili per computer. Per questo una branca molto importante nello sviluppo e nella progressione dell’intelligenza artificiale è la linguistica computazionale, ossia lo studio di sistemi informatici per la comprensione e la produzione di linguaggio naturale.

La principale problematica nella comprensione del linguaggio naturale per i computer è l’ambiguità linguistica, cioè l’interpretazione semantica dei segni e delle loro interpretazioni. Probabilmente proprio per questo, il linguaggio odierno dell’intelligenza artificiale può depauperare la lingua.

Un inno alla lingua italiana

Non meno importante diventa sottolineare la grande ricchezza ed importanza linguistica e culturale della lingua italiana, che va diffusa e ricordata in ogni sua forma storica.

Valorizzare la diffusione della lingua e della cultura italofone attraverso le migliori realizzazioni audiovisive e multimediali vuol dire diffondere valori culturali e civili che appartengono all’intera Europa“, sottolinea Mattarella. Per questo fine, diventa fondamentale il ruolo dei mediatori, ossia giornalisti e di chiunque lavori nel mondo della comunicazione.

L’italiano è, oggi – ricorda il capo dello Stato -, fra le lingue più studiate al mondo e le iniziative promosse per celebrare la nascita della Comunità Radiotelevisiva Italofona possono essere occasione proficua di riflessione per affrontare l’impegno, più che mai attuale, di diffonderne la conoscenza, incrementando le opportunità di dialogo“, conclude.

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