È indagato il chirurgo che ha effettuato una liposuzione su Simonetta Kalfus, 62 anni, deceduta lo scorso 18 marzo all’ospedale Grassi di Ostia. L’intervento era stato eseguito in uno studio privato nella zona Tuscolana di Roma. La donna, pensionata, era entrata in coma vegetativo pochi giorni dopo l’operazione, il 14 marzo, e non si è più ripresa. A far scattare le indagini è stata la denuncia presentata dalla figlia.
Sulla vicenda stanno lavorando i carabinieri della compagnia di Anzio e di Ardea, che hanno acquisito la cartella clinica e tutta la documentazione sanitaria della paziente. Al momento sono sotto indagine anche un anestesista e un medico dell’ospedale di Pomezia, dove Simonetta si era recata prima di essere trasferita al Grassi. Il corpo della donna è stato portato al Policlinico Tor Vergata, dove nei giorni scorsi è stata effettuata l’autopsia. Gli investigatori attendono i risultati per chiarire le cause della morte.
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Oltre alla documentazione sanitaria, i militari stanno passando al vaglio anche le carte relative allo studio privato dove è stato effettuato l’intervento, per verificare che l’attività fosse in regola con le normative vigenti. I primi accertamenti si stanno concentrando proprio sulle condizioni della struttura e sulla preparazione del personale coinvolto.
“Gli standard da rispettare quando si affrontano interventi estetici sono quelli di sicurezza preoperatoria. Ha spiegato il dottor Gianfranco Schiavone, chirurgo plastico di fama internazionale, con una lunga esperienza in Italia e all’estero, tra cui Emirati Arabi, Brasile e Albania. “Il paziente deve essere valutato da un anestesista e da un’équipe medica ben preparata. È fondamentale conoscere chi ci opererà e in quale struttura, per prevenire complicazioni legate a patologie pregresse non diagnosticate”.
Schiavone sottolinea come spesso i rischi maggiori derivino proprio da condizioni cliniche preesistenti ignorate o sottovalutate. “Un aneurisma non noto, ad esempio, può avere conseguenze gravi. È per questo che l’ambiente dove si opera deve essere il più sicuro possibile. Un ospedale offre standard superiori: accesso alla rianimazione, alla diagnostica immediata, personale esperto e pronto ad affrontare ogni evenienza“.
Un altro punto critico riguarda la scelta delle strutture private: “La sicurezza – continua il dottore – dipende anche dalla pulizia degli ambienti, dalla presenza di personale qualificato, da un anestesista esperto, da un’infermieristica con esperienza chirurgica. In ospedale, chi lavora da vent’anni fa anche sei interventi al giorno: è un mestiere, non un hobby”.
“Affidatevi a professionisti seri, valutando bene il curriculum sia del medico che della struttura. Non abbiate timore di chiedere: ‘Da quanto tempo fa questo tipo di interventi? Dove si è specializzato? Quanti ne ha eseguiti?’ La trasparenza è un vostro diritto. E può fare la differenza tra un risultato soddisfacente e una tragedia”. Conclude così il dottor Schiavone, ricordando che la bellezza non può prescindere dalla sicurezza.
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