Caro bollette, resilienza energetica, competitività e nuovi posti di lavoro, l’apertura del governo italiano ad un possibile ritorno del nucleare in Italia si prefigge di rispondere a queste emergenze, ormai sempre più impellenti nel nostro Paese e collegate ovviamente al macro tema della crisi climatica.
In un contesto geopolitico in cui le decisioni prese con fermezza e velocità sembrano le uniche adeguate alle necessità contemporanee, il nostro Paese sembra pronto a rimettere in moto i meccanismi dell’industria nucleare, nella consapevolezza che nuovi mix energetici sono ormai cruciali per la sopravvivenza della produttività del Paese.
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Proprio la rinascita del settore nucleare in Italia è stato il tema centrale dell’evento organizzato da Il Sole 24Ore, dal titolo emblematico “Transizione energetica e l’industria nucleare“. Una vera e propria tavola rotonda a cui hanno preso parte numerosi rappresentanti delle Istituzioni, tra cui il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, oltre ad esperti e player del settore, come l’Amministratore Delegato di Sogin, Gian Luca Artizzu, l’AD di Ansaldo Energia, Fabrizio Fabbri, l’Executive Vice President della Divisione Strategy, Corporate Development & Innovation Edison, Lorenzo Mottura, e molti altri.
L’incontro ha cercato di rispondere alla complessa domanda riguardante le sfide economiche, politiche e tecniche, poste dalla reintroduzione del nucleare, analizzando al contempo le opportunità che questa energia garantirebbe al Paese, ormai in evidente difficoltà dal punto di vista industriale ed energetico.
Proprio in considerazione delle possibilità offerte dal nucleare, la speranza del ministro del Mase, Gilberto Pichetto Fratin, è che entro la fine del 2025 possa essere approvata la legge delega sul nuovo nucleare sostenibile. Ad oggi, il provvedimento sta attraversando la fase tecnica, di relazione e di verifica sulle relazioni. Il ddl è stato approvato in Cdm lo scorso febbraio ed entro 12 mesi dall’entrata in vigore il governo dovrà adottare decreti legislativi.
Pichetto Fratin ha spiegato che la scelta italiana di tornare a guardare al nucleare è quasi obbligata, in considerazione delle difficoltà che sta incontrando il Paese nel reperimento dell’energia. Nei prossimi anni per la decarbonizzazione saranno necessari grandi volumi di energia e questa potrebbe quindi essere prodotta solamente un nuovo mix energetico, concernente anche il nucleare. “L’evoluzione è possibile – ha poi evidenziato Pichetto Fratin – non bisogna pensare al nucleare di 40 anni fa, bisogna lavorare in un’altra direzione“.
Il titolare del Mase ha quindi sottolineato che l’idea per il nuovo nucleare è quella di sfruttare i piccoli reattori e non più le grandi centrali nucleari, così da aprire ad un nuovo settore manifatturiero e produttivo che porterà a prezzi di approvvigionamento più bassi. Per quanto riguarda le competenze per attivare questo tipo di percorso, Pichetto Fratin ha ricordato che l’Italia è seconda solo alla Francia per capacità nazionale e che questo “vuol dire avere un know how da sfruttare“.
Un concetto ribadito anche dall’Amministratore Delegato della Società Italiana Gestione Impianti Nucleari, Gian Luca Artizzu, che nel suo intervento ha ricordato come Sogin sia “una realtà industriale che ha mantenuto le competenze nucleari“, avendo lavorato allo smantellamento delle centrali italiane che di fatto prevede che queste vengano trattate come se fossero in funzione.
Proprio le competenze di queste realtà permetterebbero all’Italia un ritorno sicuro al nucleare che, anche secondo Artizzu, è considerabile “un obbligo“. La riapertura del settore porterebbe all’attivazione di una filiera definita “formidabile” e attuabile in sistemi che sono maturi, ovvero che hanno “una capacità istituzionale di prendere decisioni a lungo termine che non siano rimesse in discussione ad ogni elezione e di costruire leggi e regolamenti stabili nel licensing, nel permitting“.
Questo processo è ritenuto un obbligo, proprio perché l’Italia non può che procedere con il tentativo di ridurre il prezzo dell’energia. “La filiera del nucleare aiuterebbe l’economia italiana“, ha sostenuto Artizzu sottolineando come ad oggi l’Italia sfrutti ancora questo settore, acquistando energia prodotta dalle centrali nucleari francesi. “Questa industria è quindi un fattore produttivo solo per altri Paesi“, ha chiarito l’AD di Sogin ricordando che nella filiera del nucleare francese lavorano, secondo le stime più recenti, circa 300 esperti italiani.
“Questo è un treno che passa ora e noi possiamo agganciarci o lasciarci travolgere“, ha ricordato Artizzu chiarendo che ad oggi la competitività delle industrie italiane dipende dal modo in cui il nostro Paese deciderà di agire. L’Amministratore Delegato di Sogin ha infatti ricordato che l’Italia esporta principalmente materiali farmaceutici, chimici, di raffinazione, di meccanica di precisione, “ovvero settori influenzati fortemente dall’IA“.
In questo senso, quindi, il ritorno dell’energia nucleare si presenta come indispensabile perché si palesa come l’unica fonte energetica che potrebbe sostenere questo tipo di produzioni, che in futuro potrebbero aumentare vertiginosamente e trovare il Paese impreparato. “Per agganciarci a questo treno serve un’energia che possa renderci in grado di farlo, oppure faremo dell’Italia un grande agriturismo“, ha concluso Artizzu.
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