Nessun allarmismo, nessuna scelta non valutata adeguatamente e soprattutto nessuna caduta nel panico del momento. Sono questi i tre pilastri che secondo il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’Unione europea dovrebbe seguire nella sua strategia di risposta ai dazi. L’Europa si trova ad affrontare un forte periodo di crisi ma soprattutto un momento storico di grande cambiamento, in cui ogni tipo di decisione potrebbe modificare radicalmente il futuro della comunità europea.
In questo senso, quindi, non bisogna cedere alle paure del presente ma agire sempre con uno sguardo rivolto al futuro, tenendo in considerazione tutti gli strumenti a disposizione che potrebbero essere utilizzati per far fronte all’emergenza attuale. Secondo il titolare del Mef, quindi la commissione europea deve evitare di “pigiare il bottone del panico” e in contemporanea il governo deve riuscire e mantenere la calma e valutare tutti gli impatti delle proprie decisioni.
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Alla luce di ciò, secondo Giorgetti, dare inizio ad una politica di contro dazi potrebbe rivelarsi controproducente. “Potrebbe essere semplicemente dannosa per tutti e per noi“, ha infatti sostenuto nel suo intervento al Forum Ambrosetti a Cernobbio. Al contrario, invece, sarebbe necessario adottare “un approccio razionale e pragmatico“, nella consapevolezza che le scelte di Trump si basano su criteri puramente commerciali, che quindi non terrebbero in considerazione il tipo di governo presente in ogni Paese colpito.
Giorgetti: “I contro dazi potrebbero aggravare la situazione”
Nella giornata di oggi sono entrati in vigore i dazi generici del 10% su una serie di prodotti esportati negli Usa da 80 Paesi e territori, compresi i 27 Stati membri. Nelle prossime settimane, poi, gli Stati Uniti procederanno con l’innalzamento delle nuove tariffe. L’Ue starebbe valutando la possibilità di dare inizio a negoziati con l’amministrazione Trump, al fine di evitare l’inizio di una vera e propria guerra commerciale. La presidente della commissione Ue, Ursula Von der Leyen, ha però chiarito che, nel caso in cui questi negoziati dovessero rivelarsi fallimentari, allora la comunità europea sarà pronta ad agire.
Proprio questo tipo di risposte potrebbero aggravare ancora di più la situazione, dando inizio ad una reazione a catena che rischierebbe di mandare in fumo la competitività europea, già gravemente affossata dalla crisi energetica ed industriale. Il piano di Giorgetti, quindi, prevede una risposta unitaria e non portata avanti singolarmente dai vari Paesi membri. “Il governo italiano deve portare giustamente gli interessi italiani in Europa, visto che l’Ue è nata come mercato europeo“, ha spiegato il ministro, chiarendo che la competenza su questo tipo di mediazioni dipende proprio da Bruxelles.
Giorgetti: “Siamo di fronte ad un cambiamento di portata storica”
Il ministro ha poi tentato di inserire la questione all’interno di un margine storico, sostenendo che la linea protezionistica Usa non avrebbe avuto inizio solo due mesi fa con l’elezione di Donald Trump. In realtà questa risalirebbe già all’amministrazione del democratico Joe Biden e in quel caso l’Ue tentò di rispondere ma tardivamente. Ora, quindi, l’Europa si trova a fronteggiare “un cambiamento di portata storica e politica“, che riguarderebbe proprio la globalizzazione che, dagli anni ’90, sarebbe entrata irrimediabilmente in crisi.
“Ne abbiamo ignorato le conseguenze sociali ed economiche in nome del libero commercio“, ha chiarito Giorgetti, sottolineando che questa situazione sarebbe proprio figlia dall’immobilismo passato dell’Ue. Ora, quindi, sono necessari interventi forti che permettano ai Paesi di rispondere alla crisi senza avere eccessive perdite. Innanzitutto, secondo il ministro dell’Economia, è necessario che l’Ue intervenga sul patto di stabilità, garantendo maggiori margini ai Paesi con alto debito pubblico.
“Il debito pubblico e i ridotti spazi di bilancio per il nostro Paese sono un vincolo di cui si deve tener conto in qualsiasi tipo di decisione“, ha sottolineato, evidenziando come le possibilità di manovra del nostro Paese sono ben più ristrette rispetto a quelle di altri Stati membri dell’Ue. Ovviamente, il debito pubblico è cruciale perché gli aiuti per i settori e le imprese danneggiati dai dazi richiedono interventi di tipo economico e finanziario che inevitabilmente ricadono sulle spalle dello Stato.
Quindi, alla luce della situazione di crisi che si sta delineando, l’Ue deve tenere in considerazione le possibilità di ogni singolo Paese, permettendo a tutti di avere la stessa possibilità di ripresa e resilienza nei confronti dell’aumento delle tariffe da parte degli Usa. In ogni caso, il ministro ha voluto rassicurare gli italiani, sostenendo che le imprese del nostro Paese hanno sempre dimostrato una “resilienza superiore alla media“, in particolare nel periodo del Covid. L’auspicio, quindi, è che anche di fronte a questa crisi le aziende e le imprese reagiranno allo stesso modo.
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