“Quelle contenute nel decreto Sicurezza sono norme che non possiamo più rinviare“, lo avrebbe dichiarato il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso del Consiglio dei ministri che si è svolto oggi per approvare il decreto legge sulla sicurezza del Paese, fulcro di contestazioni da parte delle opposizione e fino a pochi giorni fa parte di un disegno di legge sottoposto all’analisi del Parlamento. Proprio l’urgenza di queste norme avrebbe convinto, come ricordato dal premier, la maggioranza a trasferire il contenuto del ddl in un decreto, da approvare più velocemente.
Una mossa che le opposizioni hanno definito un “blitz” e un “golpe” e che ha spinto diverse centinaia di persone a riversarsi in strada per protestare contro la sua approvazione, provocando anche alcune tensioni con le forze dell’ordine. È il caso di una manifestazione in corso a Roma, in piazza del Pantheon, dove le forze dell’ordine hanno respinto i manifestanti che cercavano di forzare il blocco verso palazzo Chigi dopo avere lanciato delle bottiglie. Sembrerebbe che due agenti di polizia siano rimasti feriti e siano stati trasportati in ospedale. Uno sarebbe stato colpito al fianco da un manifestante e un altro sarebbe stato colpito da un fumogeno.
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Il presidio è stato organizzato dalla “Rete Nazionale No Ddl Sicurezza“, che ha chiamato a raccolta tutta la società civile, movimenti, partiti e sindacati. Alla protesta hanno preso parte anche alcuni esponenti politici di Pd, M5s, Avs, +Europa e Cgil, tra cui Francesco Boccia, Filippo Sensi, Aida Lopreiato, Elisa Pirro, Valentina D’Orso e Riccardo Magi. Momenti di tensione anche sotto la sede della Prefettura di Napoli, dove un gruppo di giovani ha lanciato letame contro l’edificio presidiato dalle forze dell’ordine. Il confronto è comunque durato pochi minuti e il corteo ha lasciato piazza del Plebiscito per dirigersi verso piazza del Municipio.
Meloni: “Il decreto legge sarà immediatamente operativo”
Il capo del governo ha chiarito che la trasformazione del ddl in decreto legge permetterà alle norme di essere immediatamente operative ed entrare subito in vigore. Meloni ha poi ricordato come le norme contenute nel decreto siano state approvate dal Cdm del 16 novembre 2023 a seguito di un confronto con le rappresentanze del personale delle nostre Forze armate e Forze di polizia, per poi specificare che queste regolamentazioni sarebbero state richieste da tempo dai cittadini.
Il premier non ha mancato di ricordare l’iter piuttosto lungo e complesso del decreto, che però si è rivelato fondamentare per limarne e migliorarne il contenuto. Rispondendo alle critiche delle opposizioni, che si sono opposte all’approvazione tempestiva del decreto, Meloni ha sottolineato che “era prioritario dare risposte ai cittadini e assicurare ai nostri uomini e alle nostre donne in divisa le tutele che meritano“, e che quindi l’approvazione odierna non può essere definita una “scorciatoia” o un “blitz“, ma solamente una decisione del governo, chiamato a difendere i suoi cittadini.
Piantedosi: “Le proteste sono legittime”
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha sottolineato l’importanza del decreto approvato in Cdm che si ergerebbe a difesa dei più fragili e dei più deboli, chiarendo però che ogni tipo di manifestazione che intende protestare contro le decisioni del governo è da considerarsi “legittima“. Il titolare del Viminale ha però specificato che l’esecutivo di cui fa parte respinge la caratterizzazione del provvedimento come “securitario“, in quanto allineato anche alle questioni che sono emerse in questi mesi di dibattimento in Parlamento.
“Nessuna compressione della volontà del Parlamento ma dopo un anno e mezzo di discussione il provvedimento era andato troppo per le lunghe“, ha voluto chiarire il ministro, giustificando la decisione di trasformare il ddl in un decreto legge. Per Piantedosi, infatti, le norme contenute nel dl Sicurezza hanno una forte impronta sociale e si innestano nella ricerca di una “efficacia preventiva“.
Cosa cambia tra dl Sicurezza e ddl Sicurezza
Il Consiglio dei ministri ha quindi approvato un decreto legge, presentato dai ministeri di Interno, Giustizia e Difesa, che comprende disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, di vittime dell’usura e del personale penitenziario. Le norme approvate sono frutto di un intenso lavoro diplomatico tra i partiti di maggioranza, così come il governo e il Quirinale. Nei mesi scorsi, infatti, il Colle aveva individuato alcuni possibili profili di incostituzionalità nel ddl Sicurezza, che sono stati quindi limati dal governo.
Per questo, nel decreto legge attuale non vi è più l’obbligo per le Pubbliche amministrazioni, i gestori di servizi di pubblica utilità, le Università e gli enti di ricerca di collaborare con i Servizi di sicurezza o stipulare convenzioni per la cessione di informazioni e dati. Sono stati poi definite in maniera più chiare le cosiddette “condotte di resistenza, anche passiva” e per il delitto di rivolta all’interno delle carceri.
L’aggravante di pena nei confronti di chi manifesta impendendo la costruzione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica è stata limitata alle sole infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici, mentre prima non vi era alcun tipo di discrezionalità. Per i reati di aggressione o resistenza a pubblico ufficiale, invece, non sarà possibile far prevalere le circostanze aggravanti su quelle attenuanti, in quanto la norma non sarebbe conforme ai principi dell’equità del diritto penale.
Inoltre, rispetto alla versione contenuta nel ddl Sicurezza, per quanto riguarda le donne incinte in carcere si prevede l’obbligatorietà, e non solo la facoltatività delle esecuzioni della misura in un istituto di custodia attenuata.
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