Dazi e contro-dazi: la Cina risponde a Trump, Milano in ginocchio

Mercati in tilt dopo la risposta di Pechino alle tariffe USA. Banche nel mirino, bruciati miliardi a Milano, Francoforte, Londra e Parigi

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La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina si fa sempre più accesa e le Borse globali vanno in frantumi. Mentre Pechino risponde colpo su colpo alle tariffe imposte da Donald Trump, i mercati finanziari reagiscono con il panico: la Borsa di Milano crolla, il Ftse Mib perde il 6,53%, precipitando a 34.649 punti. È una giornata da dimenticare per Piazza Affari, con titoli come Azimut (-12,6%), Leonardo (-12,4%) e Mps (-12,12%) tra i peggiori. Si salva solo Diasorin (+1,66%), in controtendenza.

Non va meglio nel resto d’Europa. Francoforte e Londra chiudono a -4,95%, Parigi a -4,26%. Il comparto bancario è stato il più colpito, segno evidente che la crisi potrebbe non essere solo commerciale, ma anche sistemica.

La risposta della Cina: dazi al 34% e stop alle terre rare

A meno di 48 ore dall’introduzione delle nuove tariffe doganali statunitensi, Pechino ha reagito con fermezza: dazi aggiuntivi del 34% su prodotti USA a partire dal 10 aprile, oltre a un ricorso ufficiale presso il WTO. Secondo le autorità cinesi, le misure imposte da Washington violano “le regole del commercio internazionale” e danneggiano “gravemente i legittimi diritti e interessi della Cina”.

Ma non è finita qui. Il Ministero delle Finanze cinese ha annunciato un pacchetto di restrizioni e controlli sulle esportazioni di terre rare medie e pesanti, tra cui samario, gadolinio, terbio, disprosio, lutezio, scandio e ittrio. Una mossa che colpisce al cuore l’industria high-tech e quella delle energie rinnovabili: dagli smartphone alle batterie per auto elettriche.

Il dominio cinese sulle terre rare e la minaccia geopolitica

La Cina raffina circa il 90% delle terre rare mondiali, un settore strategico per difesa, tecnologia e sostenibilità. Gli Stati Uniti, che dipendono largamente da queste importazioni, rischiano di restare tagliati fuori. Pechino, inoltre, ha già bloccato le esportazioni di tre metalli verso gli USA, estendendo i controlli anche ad altri Paesi.

È una mossa che trasforma un asset industriale in un’arma geopolitica, mentre si intensificano i timori per un’escalation su scala globale.

Effetto domino sull’Europa: il contraccolpo economico

La risposta cinese ha innescato un effetto domino: le aziende europee, già sotto pressione per il riallineamento delle catene di fornitura, rischiano ora ricadute dirette. E la tempesta non si limita alla finanza: il commercio internazionale viene ridisegnato a colpi di dazi e restrizioni.

Bruxelles prepara la controffensiva: lunedì summit a Lussemburgo

In questo clima di alta tensione, i Ministri degli Esteri europei si riuniranno lunedì a Lussemburgo per discutere delle possibili contromisure. La Commissione Europea ha già lasciato intendere che, salvo colpi di scena, entro metà aprile verranno varati controdazi su acciaio e alluminio. Per quelli sull’automotive, invece, serviranno ancora alcune settimane.

L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è evitare l’escalation, ma la porta del negoziato con Washington sembra chiusa a chiave: Trump ha già fatto sapere di non voler “mai cambiare politica”.

Uno scontro senza precedenti

La guerra commerciale tra USA e Cina sta assumendo dimensioni sistemiche, e l’Europa rischia di trovarsi stretta tra due fuochi. Con i mercati in caduta libera e il commercio globale sotto minaccia, la domanda ora è una sola: quanto a lungo potrà resistere la fragile “resilienza” economica del Vecchio Continente?

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