I dazi di Donald Trump hanno di fatto colpito ogni angolo della Terra. Con questa decisione il presidente degli Stati Uniti ha dato inizio ad una guerra commerciale annunciando, quindi, i cosiddetti “dazi reciproci” con il provvedimento che partirà dal 5 e dal 9 aprile.
L’elenco, presentato dallo stesso Trump, comprende circa 60 tra nazioni e territori. Escluse la Russia di Putin e la Corea del Nord di Kim Jong-un, la lista comprende territori noti come la Cina, al 34%, l’Unione Europea, al 20%, ma anche paesi esotici. In mezzo ai tanti territori, spicca la presenza delle Isole Heard e McDonald, arcipelago di poco più di 370 km quadrati nell’Oceano Antartico e sostanzialmente disabitato.
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Dazi, colpito un territorio abitato da sole foche e pinguini
Ad incuriosire notevolmente è la questione legata all’isola Heard. All’interno dell’isola non esistono porti per far sbarcare le navi e il clima non favorisce la presenza dell’uomo. Infatti ad abitare l’isola, insieme a quella di McDonald, sono prevalentemente foche, pinguini ed uccelli marini e da tempo il territorio è soggetto a ricerche scientifiche.
Ad essere colpiti dai dazi, quindi, sono sostanzialmente gli animali presenti nel territorio nell’Oceano Antartico. Sorprende, inoltre, il dato relativo all’export delle due isole, infatti, secondo quanto emerso, nel 2022 il dato raggiunse 1,4 milioni di dollari per “macchinari e materiali elettrici”. La domanda che si potranno porre in tanti è chi abbia prodotto questi macchinari, ma la risposta non sembra esserci.
Nel mirino di Trump anche l’isola di Norfolk, tuttavia questa non produce nulla
Rispetto alle isole Heard e McDonald, ad avere la peggio è l’isola di Norfolk, territorio legato all’Australia. Il lembo di terra, a 1600 km da Sidney, è abitato da circa 2.000 persone che, però, dovranno fare i conti con i dazi del 29%. Ad attirare l’attenzione dell’amministrazione Trump sarebbero delle esportazioni di pellame per calzature che avrebbero un business da 655mila dollari registrato nel 2023.
A commentare la curiosa vicenda ci ha pensato George Plant, amministratore dell’isola, che rivela come “non ci siano esportazioni note verso gli Usa”. Sulla controversa questione è intervenuto anche il premier australiano Anthony Albanese che ha dichiarato di come non sia sicuro che “l’isola di Norfolk sia un competitor della gigantesca economia americana”. Infine, in maniera sconsolata, ha affermato come “i dazi del 29% dimostrano che nessuno è al sicuro sulla Terra”.
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