Nel D-day, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, compie per la prima volta passi più orientati all’Unione europea e meno verso gli States, allontanandosi da Donald Trump e definendo “un errore le tariffe” che minacciano i settori come quello agroalimentare, su cui si è basato fin dal giorno zero la strategia del Governo, nonché quella del governo di destra.
Per concentrarsi sulle azioni da intraprendere in merito alla questione dazi e cercare una quadra il prima possibile per fronteggiarla, la premier ha annullato gli impegni previsti per oggi in agenda. Stando a quanto comunicato da Palazzo Chigi, Meloni avrebbe dovuto partecipare all’Inaugurazione della stazione dei Carabinieri di Limbadi, nella provincia di Vibo Valentia.
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Meloni, comunque, continua ad invitare alla cautela, sottolineando che i dazi “non sono la catastrofe che sto ascoltando in questi giorni“, ma possono essere un punto da cui partire per lavorare sul sistema competitivo delle nostre aziende. Nello specifico, oggi il premier ha affrontato il tema del settore della produzione di automobili, chiedendo di tornare a ragionare sul Green Deal. “Forse dovremo ragionare di sospendere le norme sul Green Deal in tema di automotive, settore colpito dai dazi“, ha infatti dichiarato il Presidente del Consiglio, sostenendo poi la necessità di accelerare sulla riforma del mercato elettrico, cercando di rilanciare il settore.
Dazi, il vertice d’emergenza di Meloni
La premier ha convocato ieri un vertice d’emergenza sui dazi a Palazzo Chigi durato circa un’ora e mezza. Meloni è stata costretta ha prendere in mano il dossier più spinoso per il suo esecutivo, che prevede l’obbligata reazione alla politica dal leader che il Presidente del Consiglio ha difeso a lungo, considerandolo un punto di riferimento dei conservatori nonché una sponda privilegiata per la destra.
E così, la premier ha chiamato ieri a Palazzo Chigi i ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti, degli Affari europei, Tommaso Foti, delle Politiche industriali Adolfo Urso e delle Politiche agricole, Francesco Lollobrigida oltre a vicepremier leghista Matteo Salvini e al forzista Antonio Tajani, in video collegamento.
Una prima necessità a cui sopperire in queste ore è cercare di quantificare i potenziali danni della nuova politica delle barriere doganali imposta dagli Stati Uniti. Secondo passo, sarà quello di costruire una posizione italiana da portare in sede europea, perché Ursula von der Leyen è pronta a reagire. E così Roma deve stabilire l’intensità del sostegno a una reazione dura di Bruxelles. Una necessità che diventa obbligo, anche perché lo scenario che si prospetta non è dei migliori e bisogna agire.
La ghigliottina dei dazi potrebbe martoriare il settore agroalimentare, uno dei fiori all’occhiello del Paese e “immaginando risposte adeguate a difendere le nostre produzioni“, la premier non si risparmia di rincarare la dose ritenendo la misura trumpiana, “sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti“. Le strategie che si intraprenderanno prevedono in prima battuta, l’interesse dell’Italia, quindi ci si confronterà con gli altri partner europei.
Sudamerica, Mattarella e Tajani spingono ma Meloni frena
E rispetto alla posizione di sempre che vedeva Meloni tenere il punto sul non far compiere all’Europa “azioni vendicative” contro Trump, qualcosa sembra essere cambiato. Coldiretti e Confagricoltura temono le tariffe del Tycoon che rischiano di azzerare la risalita del Pil imponendo così di reagire in modo specifico, buttando lo sguardo oltre i confini alla ricerca di mercati alternativi.
Tra questi svetta l’Oriente in pieno sviluppo con una Cina che potrebbe riavvicinarsi, come figura anche il Sudamerica che nelle ultime settimane ha intensificato i colloqui per raggiungere l’intesa con i Paesi del Mercosur, ovvero il Mercado Comun del Sur. Un accordo con la Commissione europea che, a detta delle ambasciate sudamericane, sembra essersi già chiuso.
Nonostante Italia e Francia frenino per le pressioni delle associazioni agroalimentari, per tre volte Meloni ha incontrato il Presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula, il leader più convinto della buona riuscita del Mercosur. Lula non vede difatti problemi all’orizzonte: le distanze saranno colmate e confida nell’apertura avanzata dal Quirinale. Difatti, proprio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, vede in questa intesa commerciale una necessità cui non è possibile sottrarsi.
Quindi, la strada da seguire come i piani da adottare sembra si stiano disegnando da soli ma la premier cerca di temporeggiare nell’attesa che arrivino certezze in merito a possibili compensazioni a favore degli agricoltori italiani, visto non essere troppo convinta sulle modalità di coltivazione troppo permissive dei sudamericani. Intanto la delegazione sul commercio estero della Farnesina conferma insieme al Ministro degli Esteri, Antonio Tajani che “il Sudamerica rappresenta una prateria da conquistare“.
In fondo, lo schema sostenuto anche dal vicepremier forzista, che sembra possa agire da airbag contro i dazi di Donald Trump, è aprire alla “diversificazione del nostro export in aggiunta ai nostri importanti mercati di sbocco tradizionali“.
Meloni al Tg1: “I dazi non vanno moltiplicati ma rimossi”
“Penso che la scelta degli Stati uniti sia una scelta sbagliata, che non favorisce né l’economia europea né quella americana, ma penso anche che non dobbiamo alimentare l’allarmismo che sto sentendo in queste ore“. Così Giorgia Meloni chiarisce la situazione nel corso di un’intervista rilasciata al Tg1 delle 20. Il mercato degli Stati uniti, secondo la premier, è un mercato importante per le esportazioni italiane, perché “vale alla fine il 10% del complessivo delle nostre esportazioni e noi non smetteremo di esportare negli Stati Uniti“. Questo significa che ovviamente subentrerebbe un altro problema che occorre risolvere, “ma non è la catastrofe che insomma, alcuni stanno raccontando“.
Nel bisogno di condividere le proposte italiane con i partner europei, Meloni ha anche puntualizzato che ci sono scelte che possono essere diverse. Ad esempio, la premier non si dice convinta che la scelta migliore sia quella di rispondere a dazi con altri dazi, perché “l’impatto potrebbe essere maggiore sulla nostra economia rispetto a quello che accade fuori dai nostri confini. Motivo per cui, bisogna aprire una “discussione franca“, nel merito, “con gli americani con l’obiettivo dal mio punto di vista di arrivare a rimuovere i dazi, non a moltiplicarli“.
E siccome il ruolo dell’Italia è portare gli interessi italiani, particolarmente in Europa, è ancora più necessario cercare di “rimuovere i dazi che l’Unione europea si è autoimposta“, mentre si cerca l’intesa con Donald Trump. Meloni si riferirebbe tra le altre alle “regole ideologiche non condivisibili sul settore dell’automotive del Green Deal“. Automotive che oggi è colpito dai dazi. Od ancora l’energia, “che è un fattore di competitività sul quale dobbiamo avere molto più coraggio“. Oltre alla “semplificazione, perché siamo soffocati dalle regole e cito il Patto di stabilità“.
Poi, rivolgendosi alle opposizioni Meloni affonda ribadendo che “fanno il loro lavoro, però da loro attualmente non è arrivata neanche una proposta“.
L’esecutivo, stando a quanto riferito dalla premier, starebbe attualmente conducendo uno studio sull’impatto reale che questa scelta avrebbe, settore per settore. “Ci confronteremo la settimana prossima con i rappresentanti delle categorie produttive per raffrontare anche le stime che hanno loro e cercare le soluzioni migliori“, dopo di ciò “bisogna ovviamente condividere le nostre proposte con i partner europei“.
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