Ungheria, Netanyahu: “Ritiro da Cpi decisione coraggiosa. Non sarete gli unici”

Il primo ministro Ungherese annuncia l'uscita del Paese dalla Cpi e accoglie Netanyahu a Budapest

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Il premier Netanyahu ha definito “coraggiosa” la decisione dell’Ungheria di ritirarsi dalla Corte penale internazionale. “Siete il primo Stato che esce dall’organizzazione corrotta e questo sarà apprezzato in tutto il mondo“, ha detto il primo ministro dello Stato ebraico, mostrando un sentito apprezzamento per la decisione di Budapest, resa ufficiale nelle scorse ore.

La condanna delle azioni di Israele su Gaza, le accuse di genocidio e di crimini contro l’umanità, per i quali è stato disposto un mandato d’arresto nei confronti del capo del governo, sarebbero secondo lo stesso Netanyahu la prova della “corruzione” dell’organizzazione. Sulla stessa linea Viktor Orbán, che ha dichiarato: “Le decisioni della Cpi su Israele hanno dimostrato che la corte è diventata uno strumento politico“.

Il primo ministro Netanyahu a Budapest, il luogo più sicuro d’Europa. Benvenuto in Ungheria, primo ministro!” Così il primo ministro ungherese ha accolto il suo omologo israeliano, giunto in visita nella capitale, dove si tratterrà fino a domenica. Accolto questa notte sulla pista di atterraggio dell’aeroporto dal ministro della Difesa ungherese, Kristof Szalay-Bobrovniczky, il leader dello Stato ebraico è pronto a passare alcuni giorni in visita di Stato.

L’arrivo del premier israeliano sfida il mandato di arresto della Corte penale internazionale, di cui l’Ungheria è un Paese membro. Di poche ore fa la notizia ufficiale del ritiro del Paese dalla Cpi, annunciata dal ministro Gergely Gulyás. In un post su X  il portavoce del governo, Zoltan Kovacs, ha dichiarato che “il processo di ritiro inizierà in linea con gli obblighi giuridici costituzionali e internazionali dell’Ungheria“.

La scelta del Paese di ritirarsi dal Trattato di Roma è dipesa, sostiene Gulyás, dal fatto che la Cpi, “negli ultimi tempi è diventata un organismo politico“. Di questa tendenza, secondo il ministro, “l’incriminazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è l’esempio più triste”.

Gulyás ha aggiunto che in generale le attività della Cpi hanno destato negli ultimi anni “serie preoccupazioni“. Il riferimento è al fatto che Paesi come gli Stati Uniti, la Cina e la Turchia non abbiano mai fatto parte della Corte, e che il Congresso Usa abbia sanzionato i giudici dell’Aja.

Non avendo la Cpi gli strumenti necessari per obbligare gli Stati membri a obbedire alle disposizioni, Orban ha apertamente dichiarato di non procedere contro Netanyahu essendo Israele un Paese amico. Adesso la notizia di un più drastico passo indietro dell’Ungheria dagli accordi. Pur non avendo espresso la volontà di recedere dallo Statuto di Roma, anche la Germania e la Polonia che hanno garantito l’immunità al primo ministro israeliano qualora si recasse nei rispettivi Paesi.

La visita di Netanyahu in Ungheria

Netanyahu è arrivato in Ungheria con la moglie Sara con l’obiettivo di incontrare il suo omologo ungherese, Viktor Orban. I rapporti tra i due si sono rafforzati dall’inizio della guerra a Gaza, tanto che Orban ha definito l’Ungheria come “il Paese più sicuro d’Europa” per gli ebrei, per poi estendere nello stesso giorno del mandato di arresto della Cpi un invito a Netanyahu.

L’ultima visita del premier dello Stato ebraico si è svolta nel 2017, dopo 30 anni dall’ultima volta. L’anno successivo, invece, Netanyahu ha accolto Orban a Gerusalemme come un “vero amico di Israele“. I due leader sono accomunati dai loro rapporti amichevoli con il presidente Usa, Donald Trump, e con il presidente russo, Vladimir Putin.

Le pressioni dei Paesi membri per procedere con l’arresto

L’arrivo di Netanyahu ha scatenato reazioni dure nei confronti dell’Ungheria, che si è detta contraria a rispettare il mandato di arresto della Cpi. Nei giorni scorsi, quindi, alcuni Stati firmatari degli accordi hanno fatto pressione all’Ungheria affinché procedesse a eseguire il mandato d’arresto. Già all’epoca dell’emissione del mandato, diversi Paesi, fra cui Belgio, Spagna e Paesi Bassi avevano manifestato l’intenzione di arrestare Netanyahu qualora fosse entrato nel loro territorio. Diverso l’atteggiamento della Francia, come anche dell’Italia, che hanno lasciato intendere che non darebbero seguito all’arresto.

In una dichiarazione rilasciata a LaPresse , il portavoce della Corte penale internazionale ha affermato che “La Corte fa affidamento sugli Stati per far rispettare le sue decisioni. Questo non è solo un obbligo legale nei confronti della Corte, ai sensi dello Statuto di Roma, ma è anche una responsabilità nei confronti degli altri Stati parte. Quando gli Stati hanno preoccupazioni nel cooperare con la Corte, possono consultarla in modo tempestivo ed efficiente“.

Il portavoce ha poi continuato sottolineando come non sia compito dei singoli Stati mettere alla prova in modo unilaterale la solidità delle disposizioni della Cpi, e ha ricordato: “Come stabilisce l’articolo 119 dello Statuto, ‘qualsiasi controversia riguardante le funzioni giudiziarie della Corte sarà risolta dalla decisione della Corte‘”.

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